di Alessandra Di Fronzo

Avrete forse sentito parlare della discussione giuridica in tema di collocamento paritario dei figli minori nel caso di separazione dei coniugi in regime di affidamento condiviso, cioè della possibilità che i figli minori frequentino in termini di parità dei tempi ciascuno dei genitori.

Ebbene, tale possibilità, talvolta in verità richiesta al solo fine di evitare l’obbligo di versare il contributo al mantenimento dei figli minori in favore del genitore collocatario, non sempre è la soluzione migliore nell’ottica della tutela del best interest of the child, cioè dell’interesse preminente o superiore del minore (art.3 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del minore del 1989).

Il principio della bigenitorialità, inteso quale presenza comune di entrambe le figure parentali nella vita dei figli e cooperazione delle stesse nell’adempimento dei doveri di assistenza, educazione ed istruzione secondo la Corte di Cassazione (sentenza n.18817 del 23 settembre 2015) non coincide necessariamente con la determinazione paritetica del tempo da trascorrere con i minori, risultando invece sufficiente la previsione di modalità di frequentazioni tali da garantire il mantenimento di una stabile consuetudine di vita e di salde relazioni affettive con il genitore. Qualità del tempo, quindi, e non solo quantità, giacché il giudizio prognostico che il giudice deve operare circa le capacità dei genitori di crescere ed educare i figli nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore.

Sul solco di tali affermazioni, la I Sezione della Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n.31902 del 10 dicembre 2018, ha ribadito che il principio della bigenitorialità non comporta necessariamente l’applicazione di una proporzione matematica dei tempi di permanenza dei figli presso ciascuno dei genitori in quanto l’esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita dei figli e dell’altro genitore, con buona pace, per ora, di decisioni salomoniche o “alla Pillon”.

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