di Claudia Cichetti

I bambini arrivano da noi con le diagnosi più disparate, magari dopo vari viaggi della speranza perché i loro genitori le hanno tentate tutte. Hanno problemi a scuola, hanno disturbi dello spettro autistico, dell’attenzione o dell’apprendimento… Spesso gli insegnanti, non conoscendo il ‘problema’, cuciono loro addosso il vestito del bambino difficile, quando invece si tratta di bambini ad alto o altissimo potenziale cognitivo. Bambini plusdotati”.

Maria Assunta Zanetti, direttrice del LabTalento – struttura dell’Università di Pavia che, unica in Italia, si occupa di plusdotazione – è intervenuta al convegno dello scorso 18 e 19 ottobre, organizzato a Roma dall’Istituto di Ortofonologia (IDO) per lanciare un protocollo di rete dal titolo “La Scuola educa il talento”. “Occorre sensibilizzare le scuole, formare le insegnanti e supportarle con strumenti per la didattica di questi bambini – dice  la Zanetti  – che hanno bisogno di piani didattici personalizzati e potenziati, a volte di accelerazione del corso di studi, a volte persino di un supporto psicologico per far fronte al disturbo emotivo che si crea. Noi agiamo così: dopo aver fatto una valutazione del bambino, prendiamo in carico tutto il nucleo familiare; poi si affronta il problema a scuola, e in questa fase interveniamo per formare i docenti e dar loro gli strumenti didattici adatti al bambino ad alto potenziale (AP)”.

Dal 2009 al 2014, al Lab Talento di Pavia sono arrivati 111 bambini con disagio, di età compresa tra i 4 e gli 11 anni. Di questi 95 erano bambini ad alto potenziale.

 

“C’è da riflettere anche sul sesso di questi 95 bambini AP: sono 86 maschi e 9 femmine, questo perché mentre i maschi di quell’età manifestano in modo evidente il loro disagio a scuola, le femmine hanno una propensione maggiore all’adattamento. Quelle il cui disagio emerge hanno sono eccezionalmente dotate, hanno un Q.I compreso o superiore a 141 (categorizzazione RuF, 2005)”. Per avere un parametro di riferimento, la media del Q.I. è di 100, tra 120 e 130  parliamo di alto potenziale.

Il progetto “La Scuola educa il talento” si propone di aiutare le insegnanti a riconoscere la plusdotazione, prima di arrivare al disagio conclamato che, quando si presenta, ha spesso alle spalle un percorso di sofferenza, incomprensione, a volte anche di aggressività da parte dei bambini.

Le scuole italiane possono rivolgersi al LabTalento di Pavia e aderire al progetto di rete per usufruire della formazione dei docenti. Obiettivo del progetto è  di innalzare il livello di conoscenza e creare una rete con le altre strutture territoriali e universitarie. A Roma la collaborazione con l’IDO favorisce il rapporto con le famiglie del Centro-Sud. La parte didattica sarà curata direttamente dall’Università di Pavia.

Per saperne di più sulla plusdotazione infantile LABTALENTO

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