di Amelia Melaccio

Nessuna società può sostenere sé stessa a meno che i suoi membri non abbiano imparato la sensibilità, le motivazioni e le capacità coinvolte per assistere e prendersi cura di altri essere umani. Eppure la scuola, che porta in sé la responsabilità primaria di formare i giovani ad una effettiva partecipazione alla vita adulta, non offre ampie opportunità dove questa tipologia di apprendimenti possano aver luogo”  Urie Brofenbrenner, psicologo sociale

Così mi piace pensare che tutto avrà inizio, una presa in carico di tutta la società: famiglia, scuola, associazioni, politica, legislazione, imprese.  Tutti siamo chiamati a garantire il successo dei membri di questa società anche quando si tratta di bambini plusdotati che rappresentano, il 5% della popolazione italiana, che non ottengono sempre voti alti a scuola, che non sempre amano andarci, che non riescono sempre bene in tutto ciò che fanno, che hanno problemi ad integrarsi e a fare amicizia e non affrontano con entusiasmo le lezioni.

Avere un QI (quoziente intellettivo) alto è qualcosa di più di un punteggio ad un test: bisogna considerare anche altri aspetti che sono strettamente connessi all’alto potenziale e che rischiano di andare in “sottorendimento”.

Si chiamano gifted underachievers  e sono quelli studenti che mostrano performance scolastiche o risultati nettamente inferiori rispetto a quello che ci si aspetterebbe sulla base delle loro abilità cognitive o intellettuali.
Per i bambini di talento questo rischio sembra essere ancora più alto sopratutto quando affrontano la realtà, i limiti della scuola, la pressione dei compagni, le aspettative degli altri e le loro stesse paure. Non è semplice individuare un bambino dotato che sta prendendo la via del sottorendimento perché questo fenomeno può svilupparsi gradualmente o bruscamente: ridimensionano la loro spinta, fanno meno sforzi nello svolgimento dei compiti a casa, test, progetti o attivitá.
I risultati insufficienti riflettono il disagio emotivo, i problemi familiari o gli effetti del proprio riconoscimento tra i pari e il desiderio di sentirsi accettati; altre volte, si sviluppa principalmente a causa della noia e dell’assenza di lezioni stimolanti.
Un modo per capire i diversi tipi di underachievers dotati è quello di considerare tre categorie di underachievement:

  1. Sottorendimento involontario: sono studenti che vorrebbero avere successo, ma non trovano scuole e insegnanti capaci di soddisfare i loro bisogni. Sono spesso annoiati, distratti. A volte non vengono nemmeno riconosciuti tra i banchi perché possono dimostrare nei confronti della scuola un atteggiamento arrendevole. Potrebbero eccellere ma non ne hanno la possibilità. Basterebbe una didattica inclusiva orientata verso la differenziazione e l’arricchimento per far comparire in loro interesse e voglia di apprendere in modo significativo ed efficace.Il risultato insufficiente di questi studenti deriva dall’assenza di strumenti e programmi flessibili e non è causato da conflitti personali, familiari o tra pari.
  2. Underachievers ribelli: sono bambini di talento che hanno prestazioni inferiori in tutte le aree di studio. Hanno perso le speranze nella scuola e, soprattutto,  in se stessi. Il loro sottorendimento inizia tipicamente nella scuola media, anche se ci possono essere segni di noia o depressione che si manifestano nella scuola elementare. Sono spesso arrabbiati, apatici o ribelli. Data la loro intelligenza, spesso sposano una serie di ragioni “logiche” per rifiutarsi di esercitarsi, e resistono agli sforzi dei genitori o degli insegnanti per incoraggiarli o costringerli.
  3. Underperformer selettivi: questi underachievers scelgono di eccellere solo in aree che li interessano o in discipline dove preferiscono e rispettano il loro insegnante. Vedono la scuola come un luogo dove poter selezionare ciò che vogliono e ignorare il resto. Sono “consumatori selettivi” perché scelgono un percorso molto indipendente, facendosi coinvolgere solo da ciò che gradiscono. Rifiutano di raggiungere lo stesso impegno in altri ambiti per loro “poco sfidanti” e ciò può limitare il loro successo formativo.

Riconoscere i diversi modi in cui i bambini ad alto potenziale possono presentare le loro difficoltà è un primo passo verso la loro comprensione e la ricerca di un intervento appropriato basandolo sui loro interessi e i loro punti di forza. Certamente, la formazione dei docenti e di un gruppo di professionisti che possano dare supporto alle famiglie e alle scuole, diventa ormai INDISPENSABILE!

E per fortuna se ne rende finalmente conto anche il Ministero che, con la nota n.562 del 3 aprile 2019 li inserisce tra i bambini con Bisogni Educativi Speciali. Perché di questo stiamo parlando, di bisogni emotivi e sociali.

Riconoscere e tutelare gli alunni ad alto potenziale cognitivo; garantire loro una adeguata e stimolante formazione e istruzione, attraverso l’inclusione scolastica e il sostegno allo sviluppo delle loro peculiarità; promuovere l’adozione di percorsi scolastici personalizzati tenendo conto delle attitudini e dei bisogni del singolo per garantirne la tutela dell’equilibrio psicofisico; previsione di percorsi formativi specifici per il personale docente nella gestione dell’alunno APC; riduzione del tasso di abbandono scolastico precoce”: a questi principi si ispira la proposta di legge n. 1607 “Disposizioni per il riconoscimento degli alunni ad alto potenziale cognitivo, all’adozione di piani didattici personalizzati e la formazione del personale scolastico“, depositata dall’onorevole Pierantonio Zanettin il 19 febbraio 2019.
“Ridurre il sottorendimento”: questa una delle finalità della proposta!

“L’alta marea innalza tutte le barche”: noi  saremo l’alta marea!

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