di Claudia Cichetti

Corsi di pianoforte e clarinetto, coding, balletto e recitazione, potenziamento linguistico partecipazione a concorsi di scrittura creativa. La scuola Melvin Jones di Monopoli, per quanto riguarda i talenti, li valorizza tutti: oltre la didattica offre attività curricolari, con proseguimento nelle ore pomeridiane che danno spazio e forma agli interessi dei ragazzi. “Perché la scuola è uguale per tutti e diversa per ciascuno”  -dice la dirigente Annalisa Latela –Grazie ai nostri docenti preparati e motivatissimi, abbiamo dei ragazzi che a scuola trovano il terreno fertile per le loro passioni e la voglia di imparare. E poi ci confrontiamo con l’eterno, nelle competizioni  tra scuole, i nostri ragazzi danno il meglio. Perché imparano con passione”. 
Ma la scuola Melvin Jones fa di più: lo scorso dicembre è entrata a far parte della Rete Alto Potenziale Puglia, un insieme di istituzioni, scuole, centri di alta formazione, università che, sotto la direzione scientifica del LabTalento di Pavia, si occupa di sensibilizzare e creare le condizione per far emergere e riconoscere i bambini ad alto potenziale, i cosiddetti piccoli geni, quelli con un Q. I. (quoziente di intelligenza) al di sopra della media. Un ruolo che spetta alle scuole, dove i docenti, avendo il poslo obiettivo dei ragazzi di una stessa età, dovrebbero imparare a riconoscere che dietro quel bambino particolarmente vivace o particolarmente saccente, o particolarmente annoiato c’è un bambino con un potenziale cognitivo non allineato a quello dei coetanei che lo porta ad avere comportamenti dissonanti.

La rete “Alto Potenziale” è andata a visitare questa straordinaria realtà educativa: durante il festival dell’infanzia che si svolge ogni anno tra Polignano e 5 comuni del sud est barese, Elisa Forte, coordinatrice delle rete, è stata ospite della scuola.

Se tutte le scuole fossero così vivaci e attente alle varie intelligenze dei ragazzi, non ci sarebbe bisogno di un intervento formativo così importante per gli insegnanti sull’Alto Potenzialeha detto Elisa Forte –Perché imparare a riconoscere questi bambini non è una moda: si tratta di cervelli in fuga di domani, di bambini che hanno lo stesso diritto degli altri, anche di quelli con difficoltà, di imparare. Perché sanno molto, ma mica tutto. Perché sono intelligenti, ma non possono essere abbandonati al loro destino solo perché sono bravi. E spesso non lo sono nemmeno”.

Elisa Forte ha ribadito l’importanza della rete alto potenziale che, grazie al contributo della Regione Puglia, a partire dal prossimo anno e dopo i risultati delle sperimentazioni in corso quest’anno a Bari, dovrebbe garantire lo screening dei bambini di alcune classi delle scuole pugliesi primarie e secondarie di primo grado aderenti alla Rete. Il momento migliore per intercettare l’alto potenziale e pensare ad una didattica potenziata per questi ragazzi.

Da sinistra, Annalisa Latela, dirigente Istituto “Melvin Jones” di Monopoli (Bari), le giornaliste Elisa Forte e Claudia Cichetti, responsabili della Rete “Alto Potenziale” e la docente Patrizia Grande

Se il progetto andasse a buon fine, la Puglia sarebbe la prima regione italiana ad avere un dato così importante, delle linee giuda e una didattica davvero inclusiva delle nostre scuole. E’ già la prima regione a vantare una rete dove istituzioni, università, centri di ricerca e di formazione e decine istituti comprensivi si tengono in contatto e scambiano buone prassi sull’alto potenziale. Una rete  – la prima in Italia – che mette insieme genitori, scuole ed  istituzioni. Una Rete che ogni anno promuove in Puglia almeno un evento formativo e di sensibilizzazione. Una Rete pronta a sbarcare in altre regioni, dal Piemonte al Lazio.

#ihaveagift, #pugliacoraggiosa

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