di Alessandra Di Fronzo

Siete genitori di figli minorenni che frequentano la scuola secondaria? Allora forse vi sarà capitato di leggere un modulo (dichiarazione di consapevolezza/autorizzazioni) in cui la scuola vi chiede di firmare il consenso a che l’alunno, al termine delle lezioni, si allontani da scuola da solo, esonerando l’istituto dal proprio obbligo di vigilanza fin dall’uscio dell’edificio scolastico.

Dico subito che il consenso può essere negato, senza se e senza ma.

In questo caso un insegnante, o altro soggetto preposto dalla scuola, dovrà attendere con vostro figlio il momento in cui “non intervenga a occuparsi di lui un altro e diverso soggetto responsabile, eventualmente chiamato a succedere all’istituzione scolastica nell’assunzione dei doveri connessi alla relativa posizione di garanzia”, uno di voi, quindi, o persona da voi delegata, ovvero, come nel caso esaminato dalla Corte, la società di servizi incaricata del trasporto degli studenti.

A stabilire il principio è la III Sezione della Suprema Corte di Cassazione nella sentenza nella sentenza 28 aprile 2017, n.10516. Afferma la Corte che i c.d. doveri di protezione che l’istituto scolastico e ciascun insegnante assume con riguardo a ognuno degli alunni agli stessi affidato (il primo con l’iscrizione a suola, i secondi, in virtù del contatto sociale che si instaura con l’ammissione dell’alunno) vanno individuati e commisurati in relazione all’interesse sostanziale del creditore (i genitori, quali esercenti la responsabilità sui figli minori) in cui si concreta lo scopo del rapporto obbligatorio, ossia all’interesse che il minore affidato dalle famiglie per la formazione scolastica non rimanga in nessun momento lasciato a se stesso, fintanto che, appunto, non intervenga altro soggetto che ne assuma la responsabilità.

Ma vi è di più, in quanto la Corte afferma che ad elidere la posizione di garanzia sui minori, a nulla vale la limitazione temporale (la fine delle lezioni) o spaziale (il cancello del perimetro scolastico) eventualmente indicata in maniera unilaterale dalla stessa amministrazione scolastica, o – aggiungerei – che l’alunno sia dotato di telefono cellulare, in quanto la giovanissima età degli studenti obbliga il personale scolastico ad adottare le opportune cautele preventive (Cass. Sez. III, 19/07/2016, n.14701).

Che si tratti di responsabilità contrattuale, come abbiamo detto, o extracontrattuale, rispetto agli obblighi organizzativi, di controllo e di custodia, ovvero che dai fatti che generano un danno per l’allievo emergano responsabilità penali è argomento di diritto da affrontarsi caso per caso. In chiave preventiva, tuttavia, è bene che gli Istituti scolastici non solo si dotino di idonee polizze assicurative, ma che riconsiderino le proprie prassi, per esempio coinvolgendo l’amministrazione comunale, le famiglie, le associazioni di volontariato, anche al fine di valutare quali previsioni inserire nel regolamento di istituto.

Segnalo che il compimento dei 18 anni, di per sé inidoneo a rendere inapplicabile la responsabilità codicistica, incide sul contenuto della prova liberatoria a carico dell’insegnante, nel senso che l’età maggiorenne deve ritenersi ordinariamente sufficiente ad integrare il caso fortuito, dovendosi ritenere, secondo la Corte di Cassazione (Sez. III – 31/01/2018, n. 2334) che il maggiorenne sia persona munita di completa capacità di discernimento tale da far presumere la non prevedibilità della condotta dannosa posta in essere, salva prova contraria da fornirsi da parte del soggetto danneggiato.

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