Angela D'Aprile

Angela D’Aprile

di Angela D’Aprile

*Cari Bambini,
mi chiamo Spelacchio, o meglio, mi hanno chiamato ‘Spelacchio’. Sono un albero che il Comune di Roma ha fatto arrivare dal Trentino per festeggiare il Natale. Tutti avrebbero voluto un albero alto, grande, forte, folto, l’albero perfetto. E invece sono arrivato io. Alto e grande sì, poco folto, per niente rigoglioso, ben lontano dall’essere perfetto. Eh sì,talvolta accade, non tutte le ciambelle escono con il buco.
Sono un diversamente albero, ma pur sempre un albero.
I milioni di euro spesi per le campagne contro il bullismo, per sensibilizzare ed educare alle diversità, alla tolleranza, al senso civico, a nulla sono servite, è nell’indole umana ridurre tutto al giudizio. Sapeste quante ne ho sentite!

Mi hanno detto che sono brutto, inutile, una vergogna, che non rappresento la città, che non sono neanche un albero, che porto tristezza. Sono stato deriso e umiliato. La compassione poi, che brutta cosa la compassione: “Poverino, guardalo sembra debba cadere da un momento all’altro”.
Sono un diversamente albero, ma pur sempre un albero.

Eppure sono stato qui per giorni, al freddo, immobile davanti ai flash di chi mi ha deriso anche sui social. Ho sperato che accadesse il miracolo di Natale. Ho sperato che si andasse oltre il numero dei miei rami e la tonalità di verde delle mie fronde, ho sperato che guardandomi qualcuno potesse pensare semplicemente: “Guarda, un albero di Natale”. Perché questo era il senso della mia presenza in questa piazza, essere un albero di Natale, ricordare a tutti che è Natale. Non è andata così.
Sono un diversamente albero, ma pur sempre un albero.

Adesso neanche quello, cari Bambini, perché ogni essere vivente senza amore, senza sorrisi, senza pensieri positivi, senza cura, muore, semplicemente, muore. Io sono morto, ma prima di andarmene voglio dirvi una cosa. Voi potete ancora essere migliori di tutti quelli che mi hanno giudicato e preso in giro, gratuitamente, per il solo gusto di farlo.

Non fermatevi all’apparenza, andate alla sostanza profonda di ogni cosa. Non è Natale per gli alberi addobbati, le luci, i regali, è Natale perché ogni cosa, anche una sola pallina colorata può strappare un sorriso, può portare allegria.

Perché ogni albero, ogni presepe, ogni addobbo, dal più semplice al più lussuoso, rappresentano la stessa identica cosa, esistono per lo stesso motivo, festeggiare la festa più bella dell’anno, che è festa di amore, speranza, famiglia, rispetto.

Perché ogni essere vivente, ogni persona, perfetta o no, bella o no, ricca o no, è vita, e in quanto tale va rispettata. Non perdete tempo a giudicare, usate tutto il tempo che avete solo per amare, accogliere, sorridere, amare.

Ero un diversamente albero, ma pur sempre un albero.

 

*Testo liberamente ispirato dalla tristezza provata, dopo la lettura e l’ascolto di ogni notizia/post sull’argomento negli ultimi giorni.

Foto credits: Ansa.

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