di Claudia Cichetti

Qualcosa si muove in Italia per i piccoli geni che siedono tutti giorni sui banchi di scuola. E’ vero: non esiste un programma nazionale che li identifichi, che li prenda in carico, un percorso nelle scuole pensato per loro, summer camp o attività extrascolastiche studiate per i bimbi gifted, geniali, plusdotati, speciali.

Ma se qualcosa c’è lo dobbiamo al LabTalento dell’Università di Pavia, diretto da Maria Assunta Zanetti che dal 2009, insieme al suo staff di ricercatori e psicologi, costruisce giorno per giorno ricerche, modelli di valutazione, proposte didattiche per le scuole, fa formazione agli insegnanti e sostiene le famiglie. Non è facile infatti crescere un bambino geniale perché, chiamateli come volete, fatto sta che sono bambini diversi, un po’ strani, con una marcia in più, piccoli geni o meno che vivono ogni giorno un loro disagio.

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Fanno fatica ad uniformarsi alle norme e alla cultura scolastica, il non soddisfare le aspettative altrui e la difficoltà a trovare compagni con cui condividere gli interessi li porta a sviluppare forme di depressione e rischio di sentirsi misconosciuti” dice la professoressa Zanetti (foto).

E nonostante tutto, a differenza di bambini con deficit, per i bambini ad alto potenziale, non c’è un percorso che aiuti il contesto a riconoscerli e a valorizzarli.

Chi è il bambino plusdotato?

Spesso è un bambino distratto, disordinato, sempre sopra le righe, che a scuola si annoia, perché ha tempi di apprendimento diversi dal bambino brillante. Può non essere un bravo scolaro, perché non rispetta le regole, magari non porta a termine un compito perché lo ritiene troppo semplice.

Cosa devono fare le scuole?

La scuola è il contesto centrale di riferimento, il luogo della crescita dell’individuo e di valorizzazione delle competenze e delle potenzialità. Dal 2012 abbiamo sottoscritto un accordo di rete “La Scuola educa il Talento” che le scuole possono sottoscrivere per ottenere dall’Università di Pavia una formazione per gli insegnanti, percorsi didattici personalizzati per gli studenti, una didattica veramente inclusiva di questi bambini nel contesto della classe. Lungi da noi la cultura del genio o del fenomeno, ma dobbiamo fare in modo che la società, a partire dalle scuole, dia anche a loro l’opportunità di esprimere le proprie capacità. Loro sono una risorsa anche per il gruppo classe, ma bisogna saperli motivare.

Al momento le scuole che sono entrate in rete sono una ventina tra quelle capofila, che hanno sottoscritto l’accordo, e quelle che si sono consorziate, quasi tutte in Lombardia, grazie ad un accordo tra il LabTalento e l’ufficio scolastico Territoriale.

Qualche buona notizia per le scuole sparse sul territorio nazionale?

Le normative di riferimento non mancano  nella nostra scuola tuttavia poco conosciute e non applicate e ribadite nella 107 /2015 che parla di innalzamento dei livelli di istruzione e di competenze; c’è una circolare ministeriale dell’11 dicembre 2015 che ha introdotto il concetto di flessibilità didattica e del potenziamento scolastico, indicando varie soluzioni: classi aperte, classi di livello, insegnamenti opzionali, didattica laboratoriale da inserire nel curriculum dello studente. Un altro passo importante è che il Ministero ha dato mandato al LabTalento di fare una indagine su un campione di 600 studenti che ci ha permesso di effettuare la Validazione italiana GRS (Gifted Rating Scales) per comprendere il fenomeno e delineare il percorso didattico della plusdotazione. Restituiremo i risultati a fine aprile. Ora sta ai dirigenti regionali, ai dirigenti scolastici, agli insegnanti avvertire l’esigenza e cambiare marcia.

Si possono immaginare attività didattiche anche extrascolastiche “anti noia” per questi bambini?

Sto lavorando ad un progetto per creare, dentro l’Università di Pavia, un campus per i gifted, con attività di accompagnamento al percorso scolastico da realizzare nell’ambito universitario in modo da favorire l’incontro tra un sapere naive, intuitivo, come spesso è quello dei gifted, con il sapere esperto e scientifico, messo a disposizione dall’Università. Saperi paralleli che vanno portarti dentro il percorso scolastico dei bambini gifted.

Ottima iniziativa, ma per chi non vive in Lombardia, non si fa nulla?

Certo, io mi auguro che il campus universitario, Campus dei Talenti  diventi un format che altre Università possano adottare. Così come l’accordo di rete per le scuole. Questo convegno a Bari è una prima buona occasione per cominciare a lavorare in rete anche al Sud con i dirigenti scolastici regionali, con le Università, con gli psicologi con gli insegnanti.

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