giulianuova-150x150 di Giulia Di Pietro

Gli orientali lo sanno bene: il tè è infatti considerato, a ragione, da questi popoli un elisir di lunga vita.

Basti pensare che il tè verde è probabilmente la bevanda più consumata al mondo, se si esclude l’acqua.

E allora viene naturale interrogarsi sul cosiddetto “paradosso nipponico”, ovvero il  legame tra il massiccio consumo di the verde in Giappone e la più bassa incidenza di tumore al polmone, nonostante i Giapponesi siano grandi fumatori…

Ormai numerose evidenze scientifiche dimostrano come questa sia più di una semplice e affascinante ipotesi!

Il tè verde contiene infatti tre tipi di polifenoli (flavonoidi, catechine e tannini) ad azione antiossidante, utili perciò nella prevenzione di patologie cardiovascolari e tumorali (in primo luogo a livello prostatico, del pancreas e della mammella).

Inoltre questa bevanda è ricca di vitamine C ed E, carotenoidi e clorofilla, oltre ad avere buoni quantitativi di minerali quali fluoro, potassio, calcio, ferro, manganese e vitamine del gruppo B e K.

Ancora, il tè verde contiene una certa quantità di saponine, delle sostanze in grado di legare il colesterolo alimentare riducendone l’assorbimento, oltre che di catechine che, come abbiamo già visto, ridurrebbero i livelli plasmatici di colesterolo LDL e trigliceridi attraverso la riduzione dell’assorbimento intestinale dei grassi introdotti con la dieta.

A livello intestinale, poi, esercita un’azione stimolante sulla flora batterica.

Altri studi sottolineano il ruolo antiinfiammatorio dei polifenoli nei soggetti affetti da artrite reumatoide ed una migliore gestione del paziente diabetico.

L’azione antiossidante del tè si esplica anche sui meccanismi dell’invecchiamento cellulare, ritardandolo.

Affinchè il the non perda le sue proprietà benefiche è necessario che l’acqua non sia troppo bollente per non denaturare le sostanze attive. Inoltre bisognerebbe non aggiungere latte per non neutralizzare i polifenoli.

Non bisogna dimenticare il contenuto di caffeina del tè, per cui non si dovrebbero bere più di 4-5 tazze al giorno, onde evitare un’eccessiva stimolazione del sistema nervoso.

E’ curioso notare come le foglie di tè abbiano un contenuto in caffeina circa doppio (2-4%) rispetto ai semi di caffè (1-2%); tuttavia, a causa del diverso metodo estrattivo, l’infuso contiene all’incirca quattro volte meno caffeina di una tazzina di caffè (vedi articolo).

Ma non esiste solo il tè verde!

Vi sono numerose alter varietà i cui effetti sulla salute sono stati dimostrati da autorevoli studi scientifici.

Giusto per citarne qualcuno, ricordiamo che il tè bianco, per esempio, potenzia le difese immunitarie ma non bisogna abusarne in caso di osteoporosi, in quanto la presenza di fluoro potrebbe alterare il metabolismo del calcio;

il tè nero invece combatte il mal di testa perchè ricco di teofillina che, al pari della caffeina, esplica un’azione vasocostrittrice con un effetto lievemente analgesico;

il tè rosso, infine, abbassa il colesterolo e accelera il metabolismo ma attenzione ai soggetti ipertesi perchè contiene un maggior quantitativo di teina che può determinare leggeri rialzi di pressione.

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