di Anna Barbara Pacifico

Quando sono molto piccoli i nostri figli vivono molto intensamente i vari momenti che scandiscono la loro giornata.

Il senso del tempo è molto soggettivo ed aspettare, per loro, è estremamente faticoso perché vogliono gratificazioni immediate, e queste, nella maggior parte dei casi, sono soprattutto fisiche. Pensiamo a quanto diventano capricciosi quando sono affamati e non c’è nulla che li possa calmare se non la pappa.

Poi, a pasto avvenuto, miracolosamente diventano allegri e paciosi. Se, invece, non ottengono quello che vogliono diventano irritabili.

Tutto ciò avviene perché non riescono a sopportare l’attesa tra la loro richiesta e la risposta dei loro genitori. La loro insofferenza si traduce, in alcuni casi,  in vero e proprio dolore e  la loro reazione diventa talmente forte che le madri, temendo per loro, interrompono qualsiasi cosa per precipitarsi ad esaudire quel bisogno.

Ma non è sempre corretto agire così precipitosamente perché , al contrario, è necessario che i figli imparino, sin da piccoli, a gestire i sentimenti che quell’attesa produce.

Pensate, per esempio, ad un bambino che interrompe continuamente la sua mamma o il suo papà mentre questi sono impegnati in una conversazione con qualcuno;  nella maggior parte dei casi, quella continua interruzione è una richiesta di attenzione verso di sé ma talvolta viene fatta per “un semplice esercizio di potere”  verso i genitori.

Quindi farlo attendere significherà abituarlo ad acquisire maggiore controllo delle sue emozioni e fiducia verso le proprie capacità di cavarsela da solo.

Se poi uno dei due genitori, spesso la madre, si ritiene “crudele” perché lo fa aspettare troppo, è probabile che abbia una grossa identificazione con lui ed assecondi in realtà il proprio lato infantile.

Perciò è la madre che non sopporta l’attesa e non riuscendo a dare al figlio un idea diversa da questa non fa altro che sommare la sua difficoltà a quella del figlio.

Un altro dei motivi che possono spingere alla tempestività della risposta è “il senso di colpa”.

Sappiamo bene che le mamme lavoratrici sono costrette a stare molto tempo fuori casa e che questo le fa sentire sempre in difetto verso i figli e le spinge a rispondere immediatamente senza porre mai limiti  alle numerose richieste o capricci dei loro bambiniNiente di più sbagliato perché i bambini hanno necessità di limiti.

Dare dei limiti ai bambini significa non lasciarli in balia di emozioni forti, significa insegnare loro a saper attendere ed a calmare l’ansia di ottenere qualsiasi cosa possano volere.

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