giulia di pietro nutrizionistadi Giulia Di Pietro

Sono passati solo pochi giorni dall’Epifania che, come si sa, “tutte le feste si porta via” ma che senza dubbio ci ha lasciato in dono un carico di dolci e leccornie che ci accompagneranno per un tempo non brevissimo… Per non parlare dell’ingombrante eredità di eccessi natalizi che nel 20% dei casi può significare anche un aumento di peso di 5 chili! (secondo un’indagine realizzata su di un campione significativo dall’Osservatorio FederSalus, l’Associazione Nazionale Aziende Prodotti Salutistici). Le ragioni di quest’impennata dell’ago della bilancia vanno ricercate in una serie di errori e cattivi comportamenti alimentari che sembrano proprio inevitabili: si va dall’abitudine al piluccamento continuo durante l’intero arco della giornata alla mancanza di movimento fisico, dall’abuso del consumo di bevande alcoliche all’eccesso di condimenti di ogni tipo e soprattutto di dolciumi… E sono proprio questi ultimi i protagonisti incontrastati di ogni calza della Befana che si rispetti!

E allora, per cercare di limitare i danni, soprattutto nel rispetto della salute dei più piccoli, veri destinatari dei doni della Befana, cerchiamo di conoscere più da vicino cosa si nasconde dentro le loro calze. Ogni caramella degna di questo nome purtroppo contiene uno o più coloranti, il cui quantitativo è regolamentato dall’ Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) che ha recentemente avviato una revisione delle autorizzazioni su questi prodotti, normativa che risale ad una trentina di anni fa. Alla luce di recenti studi pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche (vedi ) la stessa EFSA, attuando quanto imposto dall’art. 24 del regolamento CE 1333/08, ha ottenuto che sui prodotti contenenti la carmoisina (E122), il rosso allura (E129), la tartrazina (E102), il sunset yellow (E110), il giallo di chinolina (E104) e il rosso ponceau 4R (E124) debba essere riportata la dicitura “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini“. E’ utile ricordare che molte di queste sostanze possono anche causare allergie, non solo nel caso di prodotti di sintesi, ma anche nel caso di coloranti di origine naturale, quali la cantaxantina (E161), il rosso cocciniglia (E120) o il tannato (E160B).

Da non trascurare è anche il contenuto di zucchero, spesso troppo elevato, che può portare ad un incremento nella produzione di insulina, con il rischio concreto di andare incontro ad obesità e diabete, oltre ad altre patologie, prime tra tutte l’asma e diverse alterazioni del sistema immunitario. D’altro canto, sia la Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FMIP) sia l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) hanno messo in guardia i genitori dal consumo di caramelle, soprattutto quelle gommose, in quanto sono direttamente collegate all’insorgenza di carie anche nei piccolissimi, poichè “i residui, alterando il pH della bocca, rappresentano l’alimentazione preferita dai batteri che attaccano la placca”. Un altro componente molto utilizzato dall’industria dolciaria è l’aspartame, un additivo alimentare costituito da due amminoacidi: la fenilalanina e l’acido aspartico, e indicato in etichetta anche con la sigla E951. Il suo potere dolcificante è circa 200 volte superiore a quello dello zucchero semplice e lo ritroviamo essenzialmente in bibite e bevande erroneamente definite “light” ( o a zero calorie), in gomme da masticare, yogurt e gelati magri, solo per citare alcuni esempi. La dose giornaliera accettabile è pari a 40 mg per chilo di peso corporeo, il che equivale a dire che un bambino di 25 Kg può introdurre al massimo 1000 mg di aspartame al giorno, dose veramente difficile da raggiungere, anche se ricordiamo che sono in atto nuove valutazioni da parte dell’EFSA, dopo che alcuni studi hanno evidenziato effetti cancerogeni sui topi…

Una nota a parte merita il cioccolato, di cui il cacao è l’ingrediente principale, oltre allo zucchero e al burro di cacao, un grasso ottenuto dai suoi semi. Mentre il cioccolato fondente contiene solo gli ingredienti caratteristici già menzionati (minimo 45% di cacao, 28% di burro di cacao e zucchero), quello al latte prevede la presenza anche di latte, appunto, concentrato o in polvere, intero o magro. Risulta meno solido di quello fondente perchè contiene il grasso del latte che si scioglie più facilmente rispetto al burro di cacao. Se è vero che il cioccolato fondente contiene una percentuale più alta di cacao, quello al latte vanta una maggiore presenza di vitamina A e di calcio ed è senz’altro preferito dai bambini per il suo gusto più dolce. Il cioccolato bianco, invece, non è un vero e proprio cioccolato, in quanto non contiene cacao ma solo burro di cacao, con una concentrazione minima del 30%.

Infine, ricordo che nel Marzo 2000 è entrata in vigore una norma approvata dal Parlamento Europeo (Direttiva 2000/36/CE)  che autorizza l’eventuale aggiunta di sei materie grasse vegetali di origine tropicale diverse dal burro di cacao, piuttosto costoso, nella produzione del cioccolato, fino ad un limite massimo del 5%. Così, purtroppo, oggi in quello che viene venduto come cioccolato, possiamo in realtà trovare anche oli vegetali tropicali (burro di illipè, stearina di shorea robusta, burro di karitè, burro di cocum, nocciolo di mango, olio di palma, olio di cocco, quest’ultimo solo per la copertura di gelati e prodotti simili), ricchi, come sappiamo, di grassi saturi, quali l’acido palmitico o miristico, responsabili di molte patologie cardiovascolari. E’ stato comunque introdotto l’obbligo, in questi casi, di indicare in etichetta, in maniera chiara e leggibile, la dicitura “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”, a tutela del consumatore. Tutto questo non ci deve spaventare: non potremo mai negare ad un bambino il piacere di una caramella o di un cioccolatino, ma, come sempre, usiamo il buon senso e la moderazione, per esempio cominciando a leggere le etichette ed evitando perciò l’acquisto dei prodotti sfusi in vendita sulle bancarelle o nei cinema, che certamente non sono sottoposti a controlli specifici.

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