di Michele Quercia

La comparsa della febbre nel bambino rappresenta un’evenienza frequente ed è uno dei più comuni sintomi che si manifestano nei primi anni di vita. Soprattutto se compare in modo improvviso o se la temperatura corporea raggiunge livelli ritenuti elevati, la febbre solitamente rappresenta un motivo di allarme e preoccupazione per i genitori per il timore che possa causare la comparsa di  “convulsioni febbrili” o, ancora peggio, “danni a livello cerebrale”.

Per quanto riguarda le convulsioni febbrili, quelle più frequenti, cosiddette “semplici”, compaiono tra i 6 mesi e i 5 anni e sono caratterizzate da una momentanea perdita di coscienza e dalla comparsa di ripetuti spasmi muscolari accompagnati da irrigidimento dei muscoli stessi. Nonostante la grande paura che accompagna un episodio di convulsione, si deve sapere che queste sono assolutamente innocue e, nella maggior parte dei casi, si verificano in soggetti con una certa predisposizione individuale. Infatti più che dalla febbre alta in sé, le convulsioni sono causate dalla rapidità in cui questa aumenta. Comunque, sono fenomeni piuttosto rari.

Ricordiamoci quindi che la febbre è una risposta normale dell’organismo a un’infezione e serve al bambino per difendersi meglio dalla malattia, rendendo il corpo “inospitale” per i virus o i batteri che l’hanno causata.

La febbre dunque non è una malattia, ma un sintomo, e le sue cause vanno identificate e affrontate nella maniera più appropriata: la tendenza dei genitori ad abbassarla a tutti i costi deve essere superata, riservando l’uso degli antipiretici solo  nei casi in cui lo stato febbrile e la temperatura troppo alta arrechi disturbo al piccolo.

A questo punto però e opportuno dare alcune definizioni:

  • si parla di febbricola per valori di temperatura corporea  > a 37,5° C;
  • si parla di febbre per valori di temperatura corporea  > a 38° C.


Cosa fare allora in caso di febbre?

  • La prima cosa da fare è mantenere la calma, ricordare che non c’è nulla da temere: la manifestazione febbrile, di per sè, non arreca alcun danno.
  • In seconda battuta, ricordate che  lo stato febbrile causa una forte dispersione di liquidi, per cui fate bere il bambino poco e spesso.
  • Nel contattare il pediatra informarlo in merito a: età, peso e condizioni generali del bambino, sintomi che accompagnano la febbre, durata di questi, eventuali condizioni patologiche di base, assunzione di farmaci.
  • Nel rilevare la temperatura corporea utilizzare preferibilmente la sede ascellare con termometro elettronico; misurate regolarmente la temperatura durante l’arco della giornata per monitorarla.
  • Non coprite eccessivamente il piccolo, anzi vestitelo più leggero del normale in modo da favorire la dispersione di calore.
  • Se ha la febbre molto alta, probabilmente sarà inappetente, non forzatelo a mangiare in alcun modo, l’importante è che si idrati.

Sulla base delle recenti indicazioni della Società Italiana di Pediatria (SIP), i farmaci antipiretici dovrebbero essere impiegati nel bambino solo quando alla febbre (temperatura corporea  superiore ai 38°- 38,5° C) si associ un quadro di malessere generale o dolore localizzato. Paracetamolo e Ibuprofene sono gli unici antipiretici raccomandati in età pediatrica dalla SIP.                                                                 

Il Paracetamolo è il farmaco utilizzato da più tempo ed è sicuramente quello di elezione nella gestione della febbre. Possiede infatti un ottimo effetto antipiretico, oltre che mostrare una buona attività antidolorifica. Non possiede attività antiinfiammatoria e, proprio per questo, può essere assunto anche a stomaco vuoto in quanto non gastrolesivo. La somministrazione di paracetamolo per via orale è preferibile in quanto l’assorbimento è più costante ed è possibile precisare meglio il dosaggio. La via rettale è da valutare in presenza di vomito o di altre condizioni che impediscono l’impiego del farmaco per via orale. Occorre prestare attenzione ai dosaggi indicati e alle modalità di somministrazione, per non incorrere in situazioni di sovradosaggio che potrebbero comportare complicanze.

L’Ibuprofene appartiene alla categoria dei Fans, cioè dei farmaci antiinfiammatori non steroidei (non cortisonici). Rappresenta una valida alternativa al paracetamolo, con profilo di sicurezza sovrapponibile, laddove sia richiesta un’azione antiinfiammatoria (otiti, faringiti, laringiti). La formulazione in età pediatrica è lo sciroppo. Negli ultimi anni si è verificato un aumento nell’utilizzo dell’ibuprofene come antipiretico e presumibilmente in rapporto a tale incremento si è documentato un aumento del numero di reazioni avverse a tale farmaco a carico della cute (le più frequenti) e dell’apparato gastrointestinale (tra le quali spiccano quelle emorragiche); inoltre sono stati segnalati alcuni casi di compromissione renale. In molti di questi casi l’utilizzo dell’ibuprofene in bambini disidratati, o con vomito, o inappetenti e quindi a stomaco vuoto (condizioni frequenti in caso di febbre) ha contribuito all’aggravarsi di tali effetti collaterali.

Nella febbre, dunque, è  opportuno ricorrere al paracetamolo come prima scelta in quanto garantisce una maggiore sicurezza in quei bambini che durante lo stato febbrile sono spesso disidratati e a stomaco vuoto e nei quali potrebbe essere meno sicura la somministrazione di ibuprofene; inoltre non dovrebbe mai essere somministrato nei bambini affetti da varicella.

Da evitare invece l’Acido Acetilsalicilico (Aspirina) a causa del rischio che si sviluppi la sindrome di Reye, una condizione rara, ma imprevedibile che determina vomito e nausea molto intensi, disturbi epatici e neurologici (perdita di memoria, confusione mentale, torpore, ecc.), fino al coma.

I cortisonici non devono essere impiegati come antipiretici per l’elevato rapporto costi/benefici.

L’uso di mezzi fisici (spugnature con liquidi tiepidi, bagno, applicazione di borse del ghiaccio) è consigliato solo in caso di temperatura rettale uguale o superiore ai 41 gradi.

Print Friendly, PDF & Email