di Anna Barbara Pacifico

Questo mio intervento dovrebbe avere come titolo: i genitori ed il cibo, perché, come spesso ci siamo detti, sono sempre loro a proiettare sui  figli gran parte delle  emozioni che, poi, questi faranno proprie.

Accade lo stesso con l’alimentazione ed io , molte volte, mi confronto con la disperazione di quei genitori che non riescono a gestire il momento del  pasto.

In effetti, in molte famiglie, esso si trasforma in una “vera battaglia” su cosa e su come si deve mangiare.

Le madri, in particolare, sono sensibili alle reazioni dei figli verso il cibo offerto, perché, se viene rifiutato, spesso associano tale rifiuto a loro stesse e questo non consente loro di valutare se ci sono altri motivi.

Bisogna sapere che durante il pasto entrano in campo tante di quelle emozioni che possono portare bambino a decidere di non mangiare:

1) Potrebbe essere l’atmosfera di tensione che si è creata intorno a lui.

Pensate alla sensazione di “stomaco chiuso” che spesso noi adulti proviamo se nervosi, può accadere la stessa cosa ai nostri figli.  I piccolissimi, specialmente, quando non sono ancora padroni del linguaggio sono molto sensibili al clima emotivo che li circonda e se lo percepiscono teso, si sentiranno tesi loro stessi fino al punto di non voler più mangiare.  Il loro, però, non è un rifiuto assoluto, ma dettato solo dal momento.

2) Ci sono, poi,  bambini che si rifiutano di provare qualsiasi cibo nuovo. In questo caso è importante che il genitore cerchi di interpretare questa riluttanza. Sappiamo che le nostre reazioni lo aiutano a conoscere il mondo che lo circonda, pertanto non dobbiamo consentirgli di essere molto schizzinoso, perché altrimenti gli faremo credere di pensarla come lui. Inoltre cedere al suo ricatto (tutti i giorni la stessa pietanza ) significherà lasciarsi tiranneggiare e presto sarà lui a comandare su tutto.

Se i genitori, invece, si  affretteranno a soddisfare tutti i suoi capricci e cercheranno di cambiare spesso alimentazione, preoccupandosi troppo di quello che mangia o che non mangia, diventeranno loro stessi insicuri e renderanno il figlio ancor più sospettoso verso il cibo.

Le mamme a volte sono preoccupate e si sentono in colpa perché il loro figlio non ha un’alimentazione sana. Il cibo diventa così fonte di dispiacere e non di piacere. Per evitare che ciò accada bisogna, nel rispetto dei gusti dei propri figli, stabilire, anche per il cibo, delle regole:

1) Almeno assaggiare i cibi “nuovi”.

2) Scegliere di non mangiare un numero limitato di cibi.

3) Escludere dal menu alcuni tipi di verdure includendone delle altre.

Questa poche regole consentiranno così  alla madre di essere fiduciosa nel suo ruolo ed al figlio di apprezzare il cibo che mangia.

 

 

GUARDA L’INTERVISTA di Capitan Loconte alla psicoterapeuta Anna Barbara Pacifico a Bimbinfiera.

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