di Anna Barbara Pacifico

Mi capita spesso di ricevere, da parte dei genitori, richieste sul metodo migliore per far addormentare serenamente il loro bambini.

Nel farmi queste domande mi trasmettono l’ansia e la preoccupazione verso questo momento che rappresenta, anche se in termini minimi, una separazione dai loro piccoli. Molti sono abituati a cullarli, tenendoli in braccio a lungo; altri li “scarrozzano” in macchina fino a che non crollano, altri ancora li addormentano nel “lettone” insieme a loro.

Per far “il bene” dei nostri figli dobbiamo tener presente sia il nostro atteggiamento di genitori che la personalità dei piccoli. Per esempio, se abbiamo a che fare con un piccolo molto sensibile , che sobbalza ad ogni minimo rumore o movimento e che piange continuamente, saremo tentati di evitare qualsiasi rumore. La fase dell’addormentamento corrisponderà all’immobilizzo di qualsiasi attività della casa. Non è così che aiuteremo nostro figlio, perché, anzi, rinforzeremmo in lui la sua sensibilità. Certo non dobbiamo neanche bombardarlo di rumori, ma dovremmo cercare di comprendere, sulla base delle abitudini della famiglia, quale può essere un livello ragionevole di caos che il piccolo può imparare a sopportare per allargare la sua soglia di tollerabilità, ma anche per consentire agli altri componenti della famiglia di proseguire le proprie attività.

Il nostro compito è quello di tradurre le sue emozioni in qualcosa che sia in grado di gestire e non di adattare il nostro mondo ai suoi desideri. Quando un piccolo si addormenta lascia dietro di sé il mondo. Ma deve imparare a” lasciarsi andare” e deve farlo trovando le “sue modalità”. Il modo con cui affronterà il sonno sarà fortemente influenzato da come noi stessi viviamo l’abbandono, il “lasciarsi andare”.

Molti genitori, soprattutto nei primissimi giorni, sono preoccupati di questo momento. Nel nostro inconscio morte e sonno sono collegati. La nostra capacità di staccarci dai nostri figli può essere influenzata da questa paura, ma anche da separazioni difficili avvenute nel passato o da  fattori più quotidiani come la nostra assenza per lavoro, che ci spinge a voler stare con loro anche quando devono dormire. Dobbiamo cercare di dare ai piccoli la sensazione che affrontare il sonno sia come raggiungere uno spazio confortevole che li aspetta. Per agevolare tutto questo creiamo per loro un “rito dell’addormentamento” : una ninna nanna ( quando sono piccolissimi) una favola ( quando diventano più grandi) un qualcosa, insomma, da portare con sé durante questo momento necessario ed importante di riposo.

 

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