di Michele Quercia

I Dolori Addominali Ricorrenti (D.A.R.) sono un disturbo che si manifesta con una certa frequenza nei bambini di età superiore ai 2-3 anni. Essi insorgono senza alcuna causa apparente, sono in genere poco intensi (raramente hanno caratteristiche crampiformi), per lo più vengono segnalati dai più grandicelli come una sensazione fastidiosa di peso.

I bambini non mostrano particolari segni di sofferenza e, alla richiesta di localizzare la sede del dolore, portano la mano all’ombelico. Può durare pochi minuti o alcune ore.

I DAR sono definiti come dolori addominali parossistici, con ricorrenza almeno mensile, per almeno tre mesi consecutivi, della durata usualmente inferiore alle tre ore e tali da modificare le normali attività del bambino.

L’età tipica dei DAR è l’età scolare. Hanno una incidenza che aumenta con l’età, con massima frequenza in età prepuberale. A questa età, nella femminucce, l’incidenza si avvicina al 15%, e nel maschietto al 10%.

Circa il 10% di questi (1% della popolazione generale) presenta una causa organica.

Molti bambini durante la settimana si lamentano di mal di pancia prima di recarsi all’asilo o a scuola, oppure ne vengono colpiti durante la mattinata. A questo proposito alcune mamme accolgono con scetticismo la diagnosi di mal di pancia causato da emozione o da ansia da scuola.

Affermano che il bambino va molto volentieri all’asilo o a scuola e che la causa del mal di pancia deve essere sicuramente un’altra. In realtà la componente emotiva, qualche volta, è più evidente proprio in quei bambini puntigliosi che vanno volentieri e sono bravi a scuola.

 L’ansia e la tensione non sono quindi legate al rifiuto dell’asilo o della scuola, ma alla particolare situazione e al desiderio di “far bene”. Anzi, in genere, quelli che vanno malvolentieri, qualche volta inventano il mal di pancia, quelli bravi invece ne soffrono veramente.

Inventato o reale, questo “mal di pancia” non deve preoccupare. La mamma ha il dovere di tranquillizzare il bambino ed eventualmente, con la collaborazione della maestra, si deve adoperare per sdrammatizzare il momento del distacco.

A proposito di questi bambini, ricordo anche che spesso al mattino si rifiutano di fare colazione: è inutile insistere, piuttosto fornite loro cibi da consumare durante la mattinata.

Attualmente sembrano in aumento, specie nei giovani, le manifestazioni somatiche come espressione non solo di una sofferenza corporea ma anche di un malessere più profondo,nel quale il soma diviene il canale privilegiato per esprimere un disagio più ampio.

 È noto come “l’uso” del corpo come mezzo di espressione di tensioni interne sia frequente nel bambino, poiché il funzionamento mentale può essere ostacolato nel suo divenire o non pienamente raggiunto.

I DAR possono quindi dipendere da cause Organiche e/o da cause Funzionali.

Cause Organiche. Rappresentano circa il 10% di tutte le cause, ma devono sempre essere considerate ed escluse prima di proporre una diagnosi funzionale (es. Stipsi cronica, Intolleranza al lattosio, Parassiti intestinali, Eccesso fruttosio-sorbitolo, Malattia di Crohn, , Esofagite, Infezione urinaria, Calcoli)

Cause Funzionali. I DAR funzionali costituiscono un gruppo ben caratterizzato sul piano sintomatologico, ma senza possibilità di diagnosi positiva nella pratica clinica. In realtà in questi pazienti, con metodi sofisticati (appunto non alla portata della routine clinica), si possono dimostrare delle alterazioni del transito intestinale, della quantità di gas o dell’ipereccitabilità gastro-intestinale ecc.

Si tratta di forme che usualmente interessano il bambino più grande, e sono caratterizzate dai seguenti quadri clinici:

  • Sindrome del colon irritabile. Questa sindrome è caratterizzata da dolore o malessere intestinale continuo o ricorrente, che si risolve con la defecazione, o comunque è associato alla modificazione della frequenza delle scariche, o alla consistenza delle feci.
  • Dispepsia non ulcerosa. È caratterizzata da dolore persistente e/o ricorrente nei quadranti addominali superiori su base funzionale.

Ma quali sono gli strumenti da dare al genitore per cogliere i sintomi significativi e riportarli correttamente al pediatra?

Gli atteggiamenti fatalistici o riduttivi che possono a volte assumere i genitori nei confronti del disturbo presentato da figlio, rischiano di non far considerare adeguatamente il problema nella singolarità con cui si presenta.

 È importante osservare se la presenza del disturbo somatico si associa ad un fattore scatenante, come ad un evento di vita negativo: una malattia e/o ospedalizzazione di una persona cara, un fallimento scolastico, difficoltà coniugali, un lutto possono scatenare il disturbo.

Ed, inoltre, va valutata la presenza di problematiche psicologiche concomitanti (enuresi, balbuzie, tic, ansia, disturbi del sonno, difficoltà alimentari). La presenza di elementi psicopatologici associati a tale disturbo ha un valore prognostico negativo che può contribuire alla sua cronicizzazione o trasformazione del sintomo.

 Secondo il modello sanitario tradizionale è il medico che valuta il disturbo e se non viene accertata e quindi esclusa una causa organica suggerisce al paziente di rivolgersi allo psicologo.

Lo psicologo non è sempre ben visto dai genitori…

Non sempre questo suggerimento è facilmente accettato dai genitori che possono avere difficoltà a riconoscere un problema emotivo nel figlio.

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